“Operazione TISIFONE”

Ieri sera si è chiuso il cerchio nell’ambito dell’operazione Tisifone che ha portato la mattina del 20 dicembre scorso al fermo di 23 persone, su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ritenute responsabili dei reati di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, tentata rapina, incendio, porto e detenzione illegale di armi e munizioni e illecita concorrenza con minaccia aggravata dal metodo mafioso. Infatti nella tarda serata di ieri, la Polizia ha arrestato NICOSCIA Antonio, classe ’77, resosi, al momento dell’esecuzione dei fermi, irreperibile. Per il NICOSCIA, l’unico tra gli indagati rimasto a piede libero, da quel momento era scattata una caccia all’uomo con perquisizioni e controlli nella zona di Isola Capo Rizzuto dove gli uomini della Squadra Mobile di Crotone e del Servizio Centrale Operativo, ritenevano potesse essersi nascosto. La ricerca si è conclusa ieri sera con la presa in consegna dell’uomo, indubbiamente pressato dalle ricerche in atto, da parte degli agenti della Polizia di Stato i quali, dopo averlo portato in Questura per la notifica del provvedimento di cattura a suo carico, l’hanno condotto presso il carcere di Catanzaro. Il NICOSCIA è accusato di essere parte, con un ruolo verticistico, di quell’alleanza di famiglie isolitane che comprende i MANFREDI e i GENTILE in particolare, contrapposta alla famiglia CAPICCHIANO nel controllo della gestione delle estorsioni e, soprattutto, del business delle slot machine. Contrapposizione che si era sempre più acuita al punto tale da portare all’elaborazione di progetti omicidiari da entrambe le parti. Inoltre nel corso dell’indagine si sono documentati diversi riti di affiliazione che hanno coinvolto alcuni degli indagati che avevano lo scopo di rinforzare la famiglia NICOSCIA nonché le varie alleanze che quest’ultima aveva stretto con altre cosche del crotonese, in particolare con la cosca Megna di Papanice e le famiglie del petilino.

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