Crotone: terra di confine anche in materia di giustizia

Una macchina giudiziaria efficiente non è una mera velleità degli addetti ai lavori; rappresenta la condizione minima essenziale per dare risposte alle persone, sia in termini di aspettative di giustizia che di garanzie difensive.

Se l’amministrazione della giustizia non funziona perché è compromessa da carenze di organico negli uffici giudiziari, a farne le spese sono i cittadini.

E così accade che, all’alba del 2019, a Crotone non si possano celebrare alcuni processi, importanti, perché non ci sono pubblici ministeri togati disponibili a presenziare all’udienza.

Fino alla fine del mese di aprile, data in cui dovrebbero insediarsi due nuovi pubblici ministeri presso la locale Procura della Repubblica, la questione coinvolgerà numerosi giudizi, tutti quelli che prevedono la partecipazione del P.M. togato e non dei vice procuratori onorari.

Infatti, a far data dal prossimo 30 gennaio, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone conterà al suo attivo soltanto due pubblici ministeri, ed anche a fronte del massimo impegno profuso dai due magistrati nel sopperire alle carenze oggettive di organico, non sarà possibile assicurare la loro presenza contemporaneamente dentro e fuori il palazzo di giustizia.

Una stagione di rinvii attende, dunque, il nostro processo penale, mesi di incertezza per le parti civili e gli imputati, costretti a vedere dilatati i tempi della definizione dei processi che li riguardano.

Rispetto a queste problematiche che da sempre pesano su un Tribunale di frontiera come il nostro, dal Governo non arrivano determinazioni utili a garantire la corretta amministrazione della giustizia, ma solo aberrazioni inutili a risolvere il problema reale e dannose per le persone coinvolte in un procedimento penale.

La norma sulla prescrizione partorita da questo governo, infatti, non pone rimedio alle carenze oggettive che producono lentezza dei processi, come le carenze di organico nei ruoli amministrativi e dei magistrati, ma congela semplicemente le posizioni di persone offese ed imputati, senza un termine ed una fine, di fatto lasciando gli uni e gli altri in un limbo eterno, in attesa che la macchina della giustizia torni a funzionare.

MGA ritiene, al netto della propaganda politica che il Ministro della Giustizia ha spacciato nel suo discorso di apertura dell’anno giudiziario, che il problema sia l’incapacità istituzionale di rispondere ai bisogni dei cittadini. Aver prodotto una norma che dal 2020 frustrerà il diritto ad essere processati in tempi ragionevoli e non aver avuto la consapevolezza di porre rimedio per tempo alle carenze dei magistrati negli

uffici giudiziari, costringe la giustizia ad una paralisi. Paralisi che graverà sulle persone e che, ancora una volta, ridurrà il margine dei diritti sanciti nella nostra Costituzione.

MGA- associazione nazionale forense

per il Consiglio Direttivo Nazionale

Avv. Francesca Pesce

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